DS AUTOMOBILES, ALL’ORIGINE DELL’AVANGUARDIA: OLTRE I LIMITI ALLA RICERCA DELLA MASSIMA PERFORMANCE. | Media DS Italia

DS AUTOMOBILES, ALL’ORIGINE DELL’AVANGUARDIA: OLTRE I LIMITI ALLA RICERCA DELLA MASSIMA PERFORMANCE.

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Gio, 08/08/2019 - 10:30

Gli ingegneri progettisti della SM ricercarono la massima prestazione nel tentativo di dimostrare che non esistevano limiti tecnici alla potenza scaricabile a terra con delle auto a trazione anteriore

 



Alla fine degli anni ’60 i tecnici dell’automobile a livello mondiale ritenevano esistesse un limite fisico alla potenza delle vetture a trazione anteriore. Va detto, infatti, che la maggior parte dei costruttori produceva veicoli a trazione posteriore, indipendentemente dalla categoria: utilitarie, grosse ammiraglie, camion o berline medie erano accomunate da tale soluzione tecnica.

Citroën era uscita da questo schema nel lontano 1934, quando lanciò la Traction Avant, prima vettura di grande serie dotata di trazione anteriore. Da allora, tutte i nuovi modelli della casa francese sarebbero stati caratterizzati dalla trazione anteriore, indipendentemente dalla cilindrata o dal livello di finitura: la superiorità della trazione anteriore quanto a facilità di guida, tenuta di strada, comfort (e quindi sicurezza) era fuori discussione. Dal punto di vista progettuale, era una soluzione costosa, certo, ma che si ripagava in termini di semplicità costruttiva, con l’eliminazione dell’albero di trasmissione e del differenziale posteriore. Tutto poteva essere unito al blocco motore/cambio, a vantaggio dell’aerodinamica del veicolo (che risultava più basso da terra), del rumore a bordo e della leggerezza dell’insieme.

Ma se questo poteva certamente andar bene sulle vetture di piccola cilindrata, avrebbe ugualmente funzionato anche sulle grosse e potenti vetture pensate per la nascente rete autostradale europea? Gli ingegneri francesi, con la certezza che derivava dai test effettuati con motori sempre più potenti, continuarono ad aumentare la potenza del suo modello di punta: la DS 19, che era già diventata DS 21, passando da 75 a 115 cavalli di potenza, poi circa 130 sul modello 21 a iniezione elettronica e successivamente quasi 140 sulla DS 23 IE.

Ma nel frattempo il progetto S, quello destinato alla realizzazione della SM, vedeva già l’uso di alcuni muletti con dei motori ad alte prestazioni, sia costruiti da Citroën che dalla Maserati che superavano i 200 cavalli di potenza, senza che si intravedesse questo fantomatico limite oltre il quale non era possibile scaricare a terra tutta la cavalleria con adeguato limite di sicurezza.

I 180 cavalli della SM provarono al mondo, oltre ogni ragionevole dubbio, che il limite tecnico della potenza utilizzabile su una vettura a trazione anteriore non esisteva o era comunque ben lontano dall’essere raggiunto. Ma i tecnici che la progettarono decisero ugualmente, anche in vista di possibili ulteriori escalation in termini prestazionali, di verificare quanto fosse possibile andare oltre e realizzarono alcuni prototipi basati sui telai sperimentali del progetto S, accorciati e con carrozzerie in materiali compositi (quindi leggerissime) e motori preparati da Maserati.

Il primo fu allestito in piccola serie, caratterizzato da una verniciatura rossa, nera e gialla. Era un prototipo su chassis a passo corto, costruito su una scocca apposita e mosso da un motore di 2,67 litri di cilindrata, 4 assi a camme in testa, capace di spingere l’auto a 240km/h.


Tra il 1973 ed il 1974 questi prototipi furono dotati di un ponte anteriore autobloccante ed il motore venne rimpiazzato da uno con quattro valvole per cilindro e alimentazione ad iniezione elettronica che, con i suoi 340 cavalli di potenza portava l’auto ad oltre 285km/h.

Il secondo prototipo era identificato dal semplice numero 2740. Si trattava di una ulteriore evoluzione che, sotto ad una carrozzeria apparentemente simile a quella della SM di serie, nascondeva una vettura capace di marciare in tutta sicurezza oltre i 300km/h!

Per il costruttore fu l’occasione di mostrare ciò che poteva fare la tecnologia idropneumatica: oltre alla sospensione e i freni, l’idraulica si occupava della sterzata (garantita dal sofisticato sistema Di.Ra.Vi. poi montato di serie sulla SM) e del controllo attivo del rollio, soluzioni che conferivano a questi prototipi maneggevolezza e stabilità senza paragoni.

 

 

 

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